I presupposti per sfondare in Cina: prima regola, non parlare di “avventura”

fare affari in cina

Gli italiani sono sempre stati interessati a fare affari in Cina. Oggi si parla molto di più di questa possibilità perché il mondo è più globalizzato rispetto a quanto lo fosse qualche anno fa, ma già tempo fa c’era chi, avendoci visto lungo, si era mosso per provare ad espandere i suoi affari all’estremo Oriente. A questo proposito appare interessante, proprio per la sua incredibile attualità, l’intervista che rilasciò nel 2008 l’allora presidente della Camera di Commercio Italo Cinese, Mario Zanone Poma.

L’economista fu intervistato proprio sulla questione del “fare business in Cina”, e prima di ogni altra cosa ci tenne a precisare come il ruolo della Camera di Commercio Italo Cinese svolgesse un ruolo imprescindibile in questo senso: effettuando indagini aggiornate per conto delle aziende, prestando la propria consulenza circa gli accordi commerciali e avendo al proprio seguito un centro specializzato nella fornitura di servizi di risoluzione delle controversie, oggi come ieri, chiunque voglia guardare alla Cina come a un territorio di opportunità deve avere ben chiari dei punti di riferimento.

Entrando più nello specifico, Zanone Poma disse che chiunque abbia intenzione di investire in Cina vendendo per esempio un suo prodotto, dovrebbe avere ben chiaro in quale area vuol operare.

“Oggi tutti vogliono operare su Shangai – disse -, un mercato che però ormai è sempre più affollato e con sistemi distributivi poco efficienti rispetto al resto della Cina. Se invece si punta alla regione del Guandong, che si trova a sud ed è ben più ricca, allora è sicuramente più facile muoversi. Oggi infatti bisogna tener conto non solo dei costi della manodopera, ma anche della produttività e della qualità cinese che alcune aree del Paese riescono ad offrire. Qualche esempio? Ci sono aree della regione che non sono servite dalla corrente elettrica anche per diversi giorni alla settimana, e questo può incidere non poco su ciò che si vuol fare”.

Le parole di Zanone Poma, a ben vedere, non fanno altro che confermare quanto abbiamo già ribadito in queste pagine, e cioè che prima di buttarsi a capofitto nel mercato cinese occorre conoscerlo, quel mercato. E conoscerlo in tutte le sue sfaccettature. La superficialità di alcuni uomini di affari che pensano di entrare in Cina con facilità, infatti, finirà col ritorcersi contro già nel breve termine.

Lo stesso ex numero uno della Camera di Commercio Italo Cinese spiegò bene la questione: “Di ritorno vediamo parecchie imprese che si rivolgono a noi affinché le aiutiamo a risolvere i contenziosi con i cinesi, ma prima di arrivare a questo punto sarebbe più saggio che all’inizio le imprese avessero avuto le idee più chiare e la pazienza di scandagliare per bene il terreno. Inoltre l’imprenditore italiano che vuole investire in Cina deve avere una società solida alle proprie spalle, perché l’avventura cinese necessita di tempo affinché possa dirsi collaudata per davvero”.

Da qui il consiglio di andare personalmente in Cina (anche solo una volta) per farsi un’idea della zona, degli usi e dei costumi, dei tempi necessari e della burocrazia. “Bisogna iniziare con le idee chiare e darsi un timing flessibile, perché la fretta, specie nel caso cinese, non aiuta affatto”.

Insomma, una cosa traspare chiaramente, e cioè che la parola “avventura” in Cina non può esistere più. Né relativamente al fare affari in modo “fisico” né per quel che riguarda il fare affari via internet, per il quale bisogna attrezzarsi anche qui con tutta una serie di fattori che le pagine di Cinaseo hanno ampiamente trattato e che continueranno a trattare.